(alla mia nuova vicina…)
“Cosa faccio, Signora?...
Come lei, stendo i panni:
oggi il vento è ispirato dal sole…”
“Se ho una moglie?...
Ho avuto tre mogli, Signora:
la prima si è persa in un autunno palestrato
con gli occhi azzurri, Signora…
La seconda se l’è presa il Cielo:
sapesse, Signora,
che geloso può essere il Cielo…”
“La terza?...
La terza, Signora,
è un vetro di Murano
un pizzo di Burano
un origami dorato:
così fragile, Signora!...
Come faccio a spedirla qui,
come lei,
in questa terrazza assediata dal vento?”
“I figli?...
Ah, i figli, Signora!...
I figli se ne vanno col vento,
con la polvere,
con le foglie ingiallite di un diario scaduto,
spariscono dietro la prima curva…”
“Se tornano ogni tanto?...
Oh, si: tornano ogni tanto:
fanno un breve pit-stop
(come quelli della F1, ha presente, Signora?...)
Si cambiano le scarpe,
fanno il pieno di carburante,
in meno di dieci secondi
e spariscono dietro l’ultima curva…”
“Come dice, Signora?...
Vuole conoscere mia moglie?...”
“Belli i suoi panni,
Così candidi, così colorati!...
Ma lei, Signora,
i capi, li sovrappone per risparmiare le mollette
oppure
con questo vento che gonfia i profumi
ne adopera due ad indumento?...”
“E a quanta distanza le fissa,
Signora,
se non sono indiscreto?...”
(2009, Giugno)

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