Poesia in lingua e in romanesco -
Musica Rock, Blues, Cantautori -
Canzoni "gugaslim"
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L’avete intesa(1) l’urtima der Nano? (2) “Spennéte,(3) fijji, che ssi vvoi comprate superàmo la crisi e vve sarvate e ssarverete er popolo itajjano…”
Razza de sscemo, stronzzo cispadano!...(4) Guarda si è ttempo de fa’ ‘ste ciciate!(5) Che sse compràmo?... Un chilo de patate (6) e gguarda sì che tt’ariman’i’m mano!...(7)
Lui dice bbene, che li bbarbettoni<8> jje sòrteno de fòra(9) da ll’orecchie!... Co’ cche ppagàmo noi: co’ le petecchie?(10)
Jje dàmo serci(11) ar posto de ddobbroni?<8> Cambia bbattute, Bbasso de Cojjoni!,(2) perché qqueste che ffai so’ ppropio vecchie…
(Rossopasquino 2008, Novembre)
GLOSSARIETTO E NOTE:
1. L’avete sentita… 2. Indovìnala, grillo!... 3. “Spendete, fate circolare il denaro…” è l’ultima geniale proposta del personaggio della nota 2. 4. Per i veri romani, tutto ciò che si trova al di sopra di Firenze, è “cispadano”! 5. Moine, leziosaggini, sdolcinature. 6. Un acquisto di infimo valore, ai limiti della sussistenza… 7. “… e guarda cosa ti rimane dentro il portafogli!” 8. Bigliettoni da 500 euro. 9. Gli escono. 10. Cose senza valore, centesimi di euro. 11. Sassi, pietre.
Mollate,(1) Sor Maé, certe pernacchie(2) che ‘mmanco(3) ne li tempi de ‘Duardo! (4) Eh, sì!... Verbo sgancià(5) séte gajjardo(6) un vero bombardiere senzza macchie…(7)
Co’ qquela voce llì fate er majjardo(8) ma a ssentivve parlà tanti s’abbàcchieno!(9) Er grillo sòna, le ciovette(10) gràcchieno e vvoi tromma(11) de pelle de petardo!
Cristodeddìo!, fate certi discorzzi che ‘mmanco(3) in ne ll’Antartico Polare se sènteno de fa’(12) le foche e ll’orzzi!
Fijjolo mio, co’ le vostre fanfare de bbassi schioppettanti e acuti bborzzi(13) le notti bbujje ce le fate chiare!...(14)
Rossopasquino, 2008 Novembre
GLOSSARIETTO E NOTE:
1. Emettete. 2. Peti, Scorregge. 3. Neanche, nemmeno. 4. Eduardo De Filippo, il grande commediografo, attore e regista napoletano che rese celebre il “pernacchio” nel famoso film a episodi “L’oro di Napoli”:
5. In quanto allo sganciare (vedi nota 1). 6. Gagliardo, forte, efficace. 7. Un po’ sulla falsariga di “Cavaliere senza macchia e senza paura”! 8. Il maliardo, il fine dicitore (ovviamente inteso con sarcasmo…). 9. Si deprimono, vanno in sofferenza. 10. Le civette, ma forse il parlante voleva dire i corvi… 11. Tromba. 12. Si sentono fare da… 13. Bolsi, loffi. 13. Verso "montaliano" dalla poesia VALMORBIA: "Le notti lunghe erano tutte un'alba..."
Perché ho scritto questa canzone? Sono sempre stato affascinato dalla figura del Cristo. Del Cristo "uomo". Non so se lui fosse davvero convinto di essere il figlio di Dio e, proprio per questo orfano di padre, emotivamente attaccato alla madre. Quello che lui rimprovera al suo padre divino, un attimo prima di morire, non sono le sofferenze del tradimento e della crocifissione, ma il dolore straziante di Maria, le sue lacrime innocenti. Gli dice: "Se tutto era già scritto, cosa c'entrava lei?..." Lo implora di sollevarla dalla pena insopportabile e "... se non lo farai non ti perdonerò..."
Slim si è accostato a questo testo con rispetto maggiore del solito: ha ricamato sinfonie con l'abilità di un professionista ed ha realizzato quella che potremmo considerare la nostra "opera summa". La sua voce è partecipe, più appassionata del solito e, ultimo ma non per importanza, il video in tema stringente con il racconto della canzone.
… e venne un fanciullo nel Tempio e discuteva coi Saggi ed insegnava ai sapienti del Tempio. Nessuno sapeva da quale tribù discendesse. “Sono il figlio di Dio – egli disse – e un giorno sarò il vostro Re…” Chi fosse sua madre nessuno sapeva…
Da questa torre padre Dove m’hai fatto Re Sento piangere mia madre Lamentarsi per me Se tutto era già scritto Cosa c’entrava lei?... Io per questo delitto Non ti perdonerò
Io ti perdono per la mia nascita In una stalla tra gli animali Io ti perdono per la mia crescita Con pochi giochi e troppi ideali Io ti perdono per i miracoli Che mi hanno fatto presto profeta Io ti perdono per i miei anni Passati vergini senza una donna
Però tu libera Lei dal dolore Restituisci Pace al suo cuore Non farla urlare Ai miei ginocchi Riporta il cielo Dentro i suoi occhi
Io ti perdono il sacrificio I Farisei e i falsi amici Io ti perdono il campo di ulivi I falsi morti e i falsi vivi Io ti perdono il mio destino Fatto di sputi di sangue e spine Io ti perdono per questa croce Per queste labbra senza più voce
Però tu libera Lei dal dolore Restituisci Pace al suo cuore Non farla urlare Ai miei ginocchi Riporta il cielo Dentro i suoi occhi
Se questa folla padre Che m’ha chiamato re Mette in croce mia madre Mettendo in croce me Tu ferma quelle mani Che colpiscono lei E se non lo farai Non ti perdonerò
U'm mijjone de profughi?... Er Ruanna?!... Ma 'sto Ruanna qqui, ddov'arimane?...(2) Nu' mme di' che nun cianno 'm po' dde pane! Ma in qquer Ppaese llì, chi cce commanna?...
Oh!, nun zze ne pò ppiù dde 'sta condanna ch'accenni quer televisore cane e ppe' ggiorni, che ddico: settimane!, dovunque vedi ggente che sse scanna...
Pòracci!, me dispiace... Ma nnoi puro ce n'avèmo de cazzi:(3) le mancanze,(4) la macchina, la casa, le vacanze:
da sbatte' la capoccia (5) addoss'ar muro! Antro che ppròfughi!... Antro che ffame!... Ce ll'hanno, loro, 'sto Govern'infame?!... (6)
(Rossopasquino, 04/11/96)
GLOSSARIETTO E NOTE:
1. Proverbio: ad ognuno il suo destino... 2. Dove si trova, in quale parte del mondo?... 3. Ne abbiamo di problemi!... 4. Le sospette gravidanze. 5. La testa. 6. L'A. non ricorda chi ci fosse al governo del Paese in quell'inizio di Novembre del 1996, ma ciò non inficia in alcun modo il dramma della situazione denunciata nello sproloquio del soggetto parlante nel sonetto...
La vita non è stata tenera nei confronti di Pierangelo Bertoli: il cantautore emiliano, costretto sulla seggiola a rotelle, ha comunque reagito con un coraggio che lo ha portato a conquistare il cuore di milioni di persone di tutte le età e condizioni sociali. Ma, soprattutto, dei giovani e degli sfruttati, dei più poveri, di coloro che non hanno mai avuto diritti e, in qualche caso, dolorosamente, neanche doveri... Le sue canzoni non sono mai banali: dure e poetiche, prendono di petto il problema e lo sbattono in faccia agli ascoltatori e chi non vuol capire si rivolga pure alla disco-music o alle melense canzoncine dei vari festival che infestano la penisola. La sua voce melodiosa e potente provoca forti emozioni, il suo sound che svaria dalla ballata classica al rock più duro è moderno e trascinante. Se lo sono dimenticato tutti, come non fosse mai passato sulla scena musicale italiana. Per quanto mi riguarda lo colloco all'altezza dei De André, dei Battisti, dei Guccini, dei De Gregori e lo voglio riproporre in alcune delle sue canzoni più note:
IL PESCATORE
EPPURE SOFFIA
IL CENTRO DEL FIUME
CACCIA ALLA VOLPE
ROSSO COLORE
(I video sono tratti da YouTube, il curatore è mosso soltanto dal grande amore per l'artista: se involontariamente è incappato in qualche infrazione con la SIAE è pronto a fare ammenda e scusarsi con i legittimi eredi)
SIGARETTE Vivi attaccato ad un filo di fumo bussi al tuo cuore non apre nessuno però lo sai che qualcuno ti aspetta ti siedi ad accendi la tua sigaretta
Esportazioni e minerva stasera mi butto sull'erba certo mi sparo una canna e poi "Vaffanculo Susanna!..."
Biondo castano vestita di bianco è tanto tempo che gioco e non vinco però la fortuna è lì che mi aspetta mi siedo ed accendo la mia sigaretta
Pacchetto duro con filtro che oggi mi sento già un altro sento ch'è un giorno felice per cui "Vaffanculo Beatrice!..."
Quattro boccate e ti bruci le dita quattro domande e ti bruci la vita però lo sai che la vita ti aspetta ti siedi ed accendi la tua sigaretta
La macchinetta infernale si frega il resto e non vale pagarle €uro cinquanta per cui "Vaffanculo Samantha!..."
La nicotina ingiallisce la mano ormai la notte dipinge il mattino però in qualche posto qualcuno ti aspetta mentre dai fuoco alla tua sigaretta
Con il pacchetto già vuoto ti senti come un neonato che succhia un seno deserto per cui "Vaffanculo anche Alberto!..."
Le ali che si agitavano erano solo del mare: seppe – il gabbiano – che non avrebbe potuto volare
in quel mattino di vento. Sorpreso planò sulla sabbia arruffata – un momento d’amore negato – oppure sospeso.
E vide le barche lottare con braccia di sale – sentì nelle orecchie il maestrale – negli occhi e nel cuore gli scrocchi di fumo dell’onda impennata – saltò sulla sponda di un nuovo coraggio.
Si rituffò nell’oltraggio del cielo e fu senza peso.
(Nell’anno 1998, in meno di dieci giorni, dal 13 al 22 Ottobre, si consumò uno dei più grossi misfatti della politica italiana: il primo Governo Prodi, giunto ad un punto di insostenibile frizione con Rifondazione Comunista, andò in minoranza a causa della sfiducia votata in Parlamento dai rappresentanti del Partito di Fausto Bertinotti, insoddisfattissimo alleato “atipico” del Primo Ministro bolognese. C’erano, nelle intenzioni di Bertinotti, nuove elezioni e l’occasione di contrattare una nuova alleanza con la possibile nuova maggioranza di Centrosinistra che sarebbe scaturita dalla consultazione elettorale. Ma aveva fatto i conti senza l’oste! E l’oste rispondeva al nome di Massimo D’Alema e lo stato maggiore del PDS che, con un vero colpo da corsari della politica, fecero un accordo brevi manu con Francesco Cossiga, Umberto Bossi e i dissidenti di Rifondazione, Armando Cossutta e Oliviero Diliberto, fecero fuori l’inviso Professore bolognese padre dell’Ulivo e portarono il Baffetto di Gallipoli alla Presidenza del Consiglio, con grande scorno, per opposti motivi, del Comandante Fausto Bertinotti e dei caporioni del Popolo delle Libertà, Silvio Berlusconi in testa. L’irriverente Rossopasquino raccontò, a modo suo, tutto questo minestrone di tradimenti, imbrogli e ipocrisie che ottennero l’unico scopo, a tre anni di distanza, di rendere praticamente imbattibile il Centrodestra…)
1. A la faccia der torzzo de Kossutta e dder bbojja ‘Liviero Dilibberto, er Governo è ccascato a cculo aperto senzz’arivà, pperdìo!, ‘manco a la frutta: “Nu’ mme diverto ppiù, nu’ mme diverto…” jj’ha ddetto Bbertinotti a la combutta de ggentajja bbuciarda e ffarabbutta, “perciò vve llevo er certo pe’ ll’incerto!…”
Nun ve dico li zzompi der Bberlusca!… Nun ve dico li pianti de D’Alema!!… Nun ve dico li schizzi de la crema der Polo, stufo marcio a ‘nghiottì ccrusca!!! Che llaggne, che stornelli, che ppoèma: “Ma ttu gguarda che sscemo!… Che cciabbusca?…” E ttutti a ddajje ggiù dde strijja e bbrusca… Tutti quanti cor ggroppo o ccor patèma!
Intanto Mastro Fausto, perzzuaso d’avè ffatto ‘na mossa malandrina, nemmeno se li caca!… Stammatina jj’ha ffatto: “Invece de sta a storce er naso, guardate ‘m po’ si nun ve pare ‘r caso de fa ‘na Finanzziaria più ppaina…”
Fiato spregato!… Demosinistrati, Demopapponi, Verdi, Griggi e Rosa se prepareno a ffà ttutt’antra cosa, ‘sti rottinculo, maggnafreggna nati: zzàppeno l’orto inzzieme co’ li frati de Padre Kekko!… “E Pprodi?…” “S’ariposa!…”
13/10/1998
2. Quelli che hanno sarvato mezza faccia so’ stati solo Bbertinotti e Pprodi che hanno saputo ssciojje ‘m po’ dde nodi e ‘r giorn’appresso nun zzo’ iti a ccaccia: Kossutta ha preso er pane pe’ ffocaccia, Dilibberto s’è appeso co’ li chiodi, Marini ha ‘ncominciato a ffà le frodi co’ Kossiga e Dd’Alema jje le spaccia…
Pe’ nu’m parlà ppoi de ll’Opposizzione! L’avete visto Pescelesso Fini pe’ mmano a qquer croccante de Casini fà ffesta inzzieme ar Nano Sberluffone? L’àte svagato Bbruno er Vespillone a ggiocà co’ li soliti paìni, nani, streghe, kapò, finti bburini, a bbocch’uperte a la Televisione?!…
Adesso Padre Oscar’er Pretazzo, che jj’hanno messo la patata i’mmano, la ggira e la riggira piano piano puro si er Polo jje sta a rompe’ ‘r cazzo: “De soluzzioni – dice – ce n’ho ‘m mazzo, pevciò nu’ state a ffà tvoppo bbaccano…”
De elezzioni nemmeno se discute! Dice: “Io so’ contvavio pe’ nnatuva a ‘ntevvompe ‘n’antva leggislatuva: dunque bbò’m pvo vve facci e a la salute!…” Inzzomma, o sso’ vveleni o sso’ ccicute, quattro stronzzate e ppassa la paura!…
14/10/1998
3. Contrordine, Compaggni!… Don Romano, che a ssentillo pareva Don Chissciotte, s’è mmesso a vvenne provole e ccaciotte, più bbuciardo der Bullo Cispadano… Dice: “Vabbè… Si pposso dà ‘na mano… Quarche pporpetta me la devo iggnotte, co’ ttutti ‘sti gran fijji de miggnotte pronti a ‘ggnottisse er Popolo Italiano…”
S’è llassato convince’ dar Pretazzo a ssentisse co Kkekko er Gradiatore onne pe’ ccui la quale er Zzenatore jje po’ risorve’ ppiù dde ‘n inbarazzo! Siconno me, nu’ jj’arisorve ‘n cazzo, quer zzardeggnolo de ‘m picconatore: ar massimo farà ‘m po’ de rumore pe’ straformà in casino lo schiamazzo!…
Però, intanto, Kossutta er Ciriolone pare che sse sii reso disponibbile, robba che ‘mmanco Farisei e Scribbi a li tempi de ‘Rode e dde Nerone! Ma che ccazzo ciavrà drent’ar cestone, er Zzor Armanno, pe’ ffà ll’incredibbile?…
A ddestra strilli pianti ed arti guai risòneno pe’ ll’aria… Sberluffone, rosso’ncazzato come ‘m peperone dice a Kkossiga: “Ma ‘ndo’ cazzo vai?!… Possibbile che nun cciazzecchi mai??… Perché ssarvi le chiappe ar Balanzone??!…”
15/10/1998
4. Da Kossiga a Kossutta, pe’ Dd’Alema!… A Pprodi jj’hanno dato lo scaccione: jj’hanno fatto subbì ‘n’umijjazzione che jj’è vvenuto ppiù de quarch’ezzèma! A ddestra stann’a ffà ‘n antro poema: er Bambolotto, er Nano Sberluffone, Mussofini, Minkiù, l’Omo Cannone assatanati a ccriticà er zzistema…
Che fijjo de ‘na vacca, quer Pretazzo! Jj’aveva detto: “Bbelli, ggnente cvisi: io ve vojjo tvanquilli, no ddivisi, vojjo tutti che state dvent’a’m mazzo!… L’elezzioni?… Chi vve le dà?!… Fvaccazzo!! Io, fva sei mesi, possiat’esse’ accisi!, me ne vojjo annà vvia fva li sovisi e nno appeso a la gola pe’ vvampazzo…”
So’ ffinite le Messe a Ssan Gregorio: er Gradiatore co li Communisti, li Kossuttiani co’ li Pidduisti tutt’in fila, com’appress’ar mortorio, hanno fatto er più grosso Conciastorio de frégoli, ggirelle e straformisti!
E ‘r popolo, che ffà?… Se ne strafrega: fra Supergolli e Ssuperenalotti, fra scuregge e ppernacchie, fa li bbotti fottennosene assai de ‘st’antra bbega! Che ffaccio io?… Me sto a sparà ‘na sega inzzieme cor Compaggno Bbertinotti!…
20/10/1998
5. KOSSI-KOSSU UNO
Che fijjo de ‘na caggna, quer Bbaffetto! Quann’ha ddovuto sscejje, cazzo!, ha sscerto er Compaggno ‘Liviero Dilibberto Ministro de Ggiustizzia… Bbell’effetto! Uno penza: “’Stavorta, quer Nanetto de ‘n Zzerpentone sta ‘m pochetto aperto che nun ce serve mànica d’esperto pe’ ccapì che jje sgareno ‘r culetto!”
Infatti er Cavajjere Sberluffone strilla come ‘n ossesso: “Truffa!.. Truffa!!… E’ ‘n Governo fantasma: sa de muffa! Jje faremo ‘m ber po’ dd’opposizzione!…” Dice che pprima de la votazzione er Polo farà ttanta de bbaruffa che ‘r zzangue lo vedranno score auffa in Zzenato, a la Cammera e… ‘m barcone!
Siconno me se sta a sgolà ppe’ ggnente: a Dd’alema e Kossutta ’m penzzierino pe’ mannà a ffasse fotte er malandrino nu’ jje passa nemmanco pe’ la mente! ‘Sto fijjo de ‘n Ghiacciolo e dde ‘n Zzerpente seguiterà ttranquillo a ffà ‘r paìno…
Seguiterà ttranquillo a ffà li sòrdi co’ le Tivvù e cco’ ll’Assicurazzioni, tanto ‘sto popolo de pollacchioni è ‘m popolo de cèchi, muti e ssordi: se fà rosicà ‘r còre da ll’ingordi e a li ladri li mette su li troni...
22/10/1998
(Note): ER CIRIOLONE, ER ZZOR ARMANNO, KOSSUTTA: Armando Cossutta, fondatore dei rifondatori.