Poesia in lingua e in romanesco - Musica Rock, Blues, Cantautori - Canzoni "gugaslim" Dello stesso autore consulta http://gugainbreve.blogspot.com oppure http://gucanga.blogspot.com

venerdì 31 luglio 2009

BARATTOLI VÒTI (*)


Nu’ rompete le palle, maledetti! (1)
Ma qquale febbre!... Quale malatia!!...
Qui, tutt’er guajjo vostro è dd’annà vvia
e llevavve dar cazzo ‘sti vecchietti. (2)

A ‘sto modo ‘sti poveri bboccetti, (3)
scaraventati drento a ‘na corzzia
senzza motivo e ssenzza compaggnia,
se li pìa la Commare Spiccialetti... (4)

Certo, quer véde che fijji e nnipoti, (5)
p’annasse a rompe ‘r culo senzz’affanno (6)
li pijjeno pe’ bbarattoli vòti,

è ppeggio, peggio assai de mill’acciacchi.
Allora via: se càpeno ‘m malanno, (7)
smòrzzeno ‘r lume, àrzzeno li tacchi... (8)

(Rossopasquino 1979, Agosto)


GLOSSARIETTO E NOTE
(*) TITOLO: Ho scritto questo sonetto esattamente 30 anni orsono: allo stato attuale le cose sono anche peggiorate: i “vecchietti” non vengono più “scaricati” negli ospedali soltanto nei mesi estivi: sono abbandonati, nella stragrande maggioranza dei casi, da Gennaio a Dicembre…

1.ROMPE’ LE PALLE: Scocciare, anche con discorsi pretestuosi.
2.LEVASSE DAR CAZZO: Togliersi di torno.
3.BOCCETTI: Vecchietti.
4.SE LI PÌA: Se li prende. // LA COMMARE SPICCIALETTI: La Morte.
5.VÈDE: Vedere.
6.ANNASSE A ROMPE ‘R CULO: Andare a vivere le più strane e numerose attività divertenti.
7.SE CÀPENO: Si scelgono.
8.SMÒRZZENO ‘R LUME: Chiudono gli occhi // ARZZENO LI TACCHI: Se ne vanno, muoiono…


(traduzione)

BARATTOLI VUOTI

Non rompete le palle, maledetti!
Ma che febbre!... Ma quale malattia!...
La vostra unica esiìgenza è di andare via
E togliersi di torno questi anziani.

In questo modo questi poveri vecchietti,
abbandonati dentro una corsia ospedaliera
senza motivo e senza compagnia,
se li prende la Morte…

Certo, constatare che figli e nipoti,
per potersi dedicare ai loro divertimenti,
li trattano come barattoli vuoti

è peggio, molto peggio di mille acciacchi.
Allora, via: si scelgono un malaccio,
chiudono gli occhi, muiono…

giovedì 30 luglio 2009

SENZZA SORPRESA SENZZA MERAVIJJA

(Libbera traduzzione de Emily Dickinson)


Senzza sorpresa, senza meravijja –
drento de me ppenzzai –
senzza fermasse mai,
se scorderà dder nido e la famijja…

Volerà fra li bboschi e le foreste,
rifarà er nido sopr’a rrami nòvi
fin’a cché ‘r Padreterno nu’ rinnovi
la promessa celeste.

Forzz’era solamente ‘m passerotto:
però si ffussi stato
quarchidun’antro che sse n’è scappato
dar còre mio, fuggènno de gran trotto?...

Era ‘na favola o vverità?
E ssi ppe’ssòrte amara
ciavessi ‘n còre solo che ‘na bbara
e ggnisun passerotto a ccinguettà?...

(Rossopasquino 2009, Lujjo)


J39

It did not surprise me -
So I said - or thought -
She will stir her pinions
And the nest forgot,
Traverse broader forests -
Build in gayer boughs,
Breathe in Ear more modern
God's old fashioned vows -
This was but a Birdling -
What and if it be
One within my bosom
Had departed me?
This was but a story -
What and if indeed
There were just such coffin
In the heart - instead?
(Emily Dickinson, 1858)



(traduzione)

Non mi sorprese -
Così dissi - o pensai -
Agiterà le ali
E il nido dimenticherà,
Attraverserà più ampie foreste -
Costruirà fra più gioiosi rami,
Sussurrerà a Orecchie più moderne
Le antiquate promesse di Dio -
Era solo un Uccellino -
E se fosse
Qualcuno nel mio seno
Allontanatosi da me?
Era solo una fola -
E se in realtà
Ci fosse solo una bara
Nel cuore - invece?

martedì 28 luglio 2009

SE...



Se io potessi – oggi – perdonare gli oltraggi agli anni di mia madre
( tua moglie, ricordi?... ) – l’umile e bella donna toscana dalle spalle quadre

e se volessi – oggi – mettermi al riparo degli altri tuoi figli
( miei fratelli a metà... ) – incapaci anche loro di evitare gli artigli;

se la memoria mi riportasse – dall’abisso dei giorni – una carezza un sorriso una favola
o anche un rimprovero – meritato per avere (che so?... ) parlato forte a tavola;

se – ancora!... – ricordassi una pasqua un natale un capodanno
non trasformato in lacrime o un fiore ad un qualsiasi compleanno;

se soltanto una volta avessi trovato sicurezza – essere preso per mano
da un uomo forte che avrebbe potuto condurmi lontano;

se mi fossi svegliato una mattina e – preparati i libri – accompagnato a scuola –
se avessi letto le mie pagelle – piene di dieci – una, una volta sola

( ancora sento il cuore che mi scoppia
all’unico commento: Sei da Lascia o raddoppia... );

se non mi avessi dato il privilegio – così raro negli esseri umani –
di dover maledire due padri – fantasmi senza ieri né domani;

se nel rapporto padre-figlio io non dovessi sempre identificarmi nel padre
perché non sono stato figlio ( se non della sola madre... );

se almeno avessi fatto cancellare – dal mio Certificato
di nascita – la formula arrogante di: Affiliato
da Arnaldo G....



(2001, Febbraio)

lunedì 27 luglio 2009

LUNA ‘MPAZZITA PIENA DE RANCORE

(Libbera traduzzione de Edgar Lee Masters)


Lei m’ha succhiato ‘r zzangue a ‘ggni mminuto,
m’ha rubbato la vita a ttutte l’ore,
luna ‘mpazzita, piena de rancore
contr’er monno che llei vorìa futtuto. (1)

Passàveno li ggiorni come nnotti,
li minuti più ccechi de le stelle.
Lei m’ha strappato fèdigo e bbudelle (2)
e la pietà ddar còre a ffiotti a ffiotti… (3)

Lei era er travertino, io lo scurtore
che la rimodellava cor penzziero,
jje faceva sentì er dolore vero
su ppe’ la fronte a prova de dottore.

Jje chiudeva la bbocca e jje scavava
rughe su rughe in faccia e ‘ntorno a ll’occhi.
L’anima mia la scarpellava a ttocchi
mentre che cco’ li diavoli lottava.

‘St’anima nn’era ppiù né mmia né ssua
ma llei continuava le bbattajje
e a fforzza de ìntiggnacce, dajje e ddajje, (4)
se fece bbrutta assai, sangue de ‘n dua! (5)

Io la vòrzzi spezzà qquela catena (6)
e mme ‘nguattai pe’ nun famme ppiù vvéde – (7)
ma llei ce mòrzze e ccosa da nun créde (8)
me ossessionò la vita co’ ‘sta pena…

(Rossopasquino 2009, Lujjo)


GLOSSARIETTO:
1. VORIA FUTTUTO: vorrebbe distrutto
2. FEDIGO E BBUDELLE: fegato e intestino
3. A FFIOTTI A FFIOTTI: un po’ alla volta
4. A FFORZZA DE INTIGGNACCE: a forza di insistere
5. SANGUE DE ‘N DUA!: eufemismo per evitare una bestemmia
6. VORZZI: volli
7. ME ‘NGUATTAI: mi nascosi
8. MORZZE: morì


FLETCHER McGEE

She took my strenght by minutes,
she took my life by hours,
She drined me like a fevered moon
That saps the spinning world.
The days went by like shadows,
The minutes wheeled like stars.
She took the pity for my heart,
And made it into smiles.
She was a hunk of scultor’s clay,
My secret thoughts were fingers:
They flew behind her pensive brow
And lined it deep with pain.
They set the slips, and sagged the cheeks,
And drooped the eyes with sorrow.
My soul had entered in the clay,
Fighting like seven devils.
It was not mine, it was not hers;
She held it, but its struggles
Modeled a face she hated,
And a face I feared to see.
I beat the windows, shook the bolts.
I hid me in corner –
And then she died and haunted me,
And hunted me for life.

(Edgar Lee Masters)



(TRADUZIONE)

Lei mi ha preso le forze minuto dopo minuto,
lei mi ha preso la vita ora dopo ora,
lei mi ha drenato come una luna febbricitante
che insidia la rotazione del mondo.

I giorni passavano come ombre,
i minuti ruotavano come stelle.
Lei ha tolto la pietà dal mio cuore
E lo ha trasformato in sorrisi.

Lei era come un pezzo di creta per uno scultore,
i miei pensieri segreti erano dita:
volarono dietro la sua fronte pensosa
e vi scavarono un dolore profondo.

Le serrarono le labbra e le afflosciarono le guance,
e le fecero abbassare gli occhi dal dispiacere.
La mia anima era penetrata in quella creta,
lottava con sette diavoli.

Non era più mia, non era nemmeno sua;
lei la teneva in pugno ma queste battaglie
le modellarono un volto che odiava
un volto che avevo paura a guardare.

Battei alle finestre, strattonai le catene.
Mi nascosi in un angolo –
E allora lei morì e cominciò a ossessionarmi,
e mi ossessionò per il resto della vita.

sabato 25 luglio 2009

NOANTRI BBRUTTI MUSI (1)


Piàggneno tutti… e ppoi chi vva i’m montaggna, (2)
chi vva in collina, chi sse bbutta a mmare
pe’ ttre mmesi a mmostrà le chiappe chiare, (3)
chi ppijja la famijja e vva in campaggna…

Piàggneno tutti… e gguarda che ccuccaggna: (4)
viaggi, spasseggi, ristoranti, gare
e tteatri e cconcerti e ffeste rare
e li mortacci sua de chi sse llaggna!

Inzzomma qqui, commanni Bberlusconi
o la Sinistra, è ‘ caravanzzerrajjo, (5)
da maggio ‘m poi, de ggente a la sbarajjo

che cce se maggna fior de bbarbettoni. (6)
Solo noàntri rimanémo chiusi (7)
drento casa, noàntri bbrutti musi…


(Rossopasquino 2009, Lujjo)


GLOSSARIETTO
1. (TITOLO): Noi brutti ceffi, noi poveracci (e simili).
2. PIAGGNENO: Piangono, si lamentano, anche in senso metaforico.
3. A MMOSTRA’… CHIARE: Chiaro riferimento ad una nota canzoncina estiva in voga qualche anno fa.
4. CUCCAGGNA: Pacchia, divertimento (e simili).
5. CARAVANZZERRAJJO: Rumore, divertimento, confusione di ogni tipo.
6. BARBETTONI: Banconote di grosso taglio.
7. NOANTRI: Noi, pronunciato con malcelato orgoglio, come una sorta di appartenenza ad una classe sociale (in questo caso di poveracci che non possono permettersi neanche un fine settimana lontano dalle beghe quotidiane del vivere…).


(traduzione):

NOI BRUTTI CEFFI POVERACCI

Si lamentano tutti… e poi c’è chi va in montagna,
che va in collina, chi si butta nel mare
per tre mesi “a mmostrà le chiappe chiare”,
chi si carica la famiglia e va in campagna…

Tutti si lamentano… e guarda che pacchia:
viaggi, passeggiate, ristoranti, gare
e teatri e concerti e feste riservate
e accidenti a quelli che si lagnano!

Insomma, governi Berlusconi
o la Sinistra, è una festa continua,
da Maggio in poi, di gente allo sbaraglio

che ci impegna moltissimo denaro.
Soltanto noi rimaniamo chiusi
in casa, noi brutti ceffi poveracci…

(guga)

giovedì 23 luglio 2009

MATER LUMINOSA


nel solco naturale
che umido imbruna
dal bianco delle colonne

l’afrore di vita
che dal pozzo della nascita
precipita
nel tessuto dell’eros

regina
di non dette eruzioni
di tramonti ciclopici

desiderio
d’interna tumefazione
dell’onda

di ali di nero
non vela

velluto che affonda
in damaschi di schiuma



(2001, settembre)

mercoledì 22 luglio 2009

L'ILIADE SICONNO ROSSOPASQUINO (Libbro I - 18/19)



18.
(Terminate le libagioni e i sacrifici al Dio Apollo, Agamennone chiama a sé due fidati Comandanti e ordina loro di andare a prelevare Briseide alla tenda di Achille e di chiamarlo immediatamente qualora il figlio di Pelèo e della ninfa Teti facesse resistenza.)


Quanno che ffu ffenita l’orazzione
l’Atride se scolò du’ o tre bbicchieri,
poi vvòrzze véde li Cherubbiggneri
e ffece dice: “La soddisfazzione

de fregà le regazza a qquer cojjone
me la devo levà!... Certi piaceri
nun ccianno prezzo!... Annate seri seri
e dditejje ‘Questa è lla dicisione!’

In campana: si llui fa lo sbrasone
voi me chiamate sur telefonino
che vvengo io e jj’ammollo un sganassone

ch’uno jje lo dò io e ‘n antro er muro!
Così vvedémo si ‘sto malandrino
quanno nun c’è la madre è accusì dduro!...”


19.

(I due messaggeri partono per l’accampamento dei Mirmidoni, con il cuore in tumulto per l’incontro con il temibile eroe invulnerabile. Ma il Pelide li tranquillizza e consegna loro Briseide, non prima di aver rinnovato la promessa di rimanere inattivo quando gli Achei saranno messi a dura prova dall’esito della guerra).


Quelli partirono pe’ la marina
dritti pe’ ‘r campo de li Mirmidoni
ma bballàveno drento a li carzzoni
che cciavéveno er còre ggiù in cantina.

Quanno véddero Achille furno bbòni
de fa’ bboccucce a cculo de gallina
e bbasta… Ma ll’Eroe disse: “Pe’ ddina!...
Io nun ce ll’ho cco’ vvoi, nun cciò raggioni…

Io ce ll’ho cco’ qquer fìo de ‘na miggnotta
che vv’ha mmannato a pprenne la pischella
Brisèide, così ccara e ccosì bbella…

Pàtrocro vai: porta la pacchiarotta
a ‘sti sordati che la scorteranno
a qquer brutto fijjaccio der malanno.

Però… gran danno
jje ne verà, pe’ qquesto, a qquer caroggna
quann’annerà a ffenì drent’a ‘na foggna!”



(Rossopasquino 2009, Giuggno/Lujjo)

Naturarmente, continuva...

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